Comune di Vigone

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Prosa e Arte contemporanea al Teatro Selve

 (click per ingrandire)Inaugurazione Mostra d'Arte Contemporanea
2 marzo 2010 dalle ore 18,30 alle 20,30
Artista : CARLO GALFIONE
Nato a Pinerolo nel 1969, vive e lavora a Torino

in concomitanza con lo spettacolo "La commedia dell'amore – Jack e Jill";
appuntamento successivo in concomitanza con lo spettacolo "Morso di luna nuova" il 18 marzo;
in mostra fino al 17 aprile 2010

Testo di Mattia Lenzi

La percezione di una compresenza di realtà, del coesistere di più mondi, le cui superfici e i cui piani debordano gli uni negli altri, senza che si possa con certezza definire alcuno di questi come autentico, è data da uno sconfinamento, da un affiorare, dal fluire di una disturbante macchia di inautentico (che cela verità insospettate e inaccettabili) all'interno di un mondo che crediamo reale. Quando l'occhio di chi guarda (o si guarda) si accorge di questo elemento estraneo, di questa pellicola percettiva che nasconde e camuffa il reale, appare stupito, spiazzato, scandalizzato e infine spaventato. Ma almeno finalmente sveglio, drammaticamente cosciente di cosa si nasconde sotto la superficie. Nelle opere di Carlo Galfione realtà apparentemente non esistenti (poiché non immediatamente percepibili) affiorano in tutta la loro inquietante pericolosità. I suoi lavori, che fino alla fine degli anni Novanta rappresentavano immagini aberranti, eccessive, scandalose (corpi mutanti, ridisegnati, riassemblati dalla chirurgia plastica), si sono visivamente ingentilite, parzialmente nascondendo il mostruoso e il de-forme. Il messaggio che filtra è assai più sottile e penetrante: dietro una superficie rassicurante, tra pareti elegantemente tappezzate, sotto una leggiadra carta da parati, in definitiva dietro la presunta normalità dei nostri tranquilli vicini di casa, si celano segreti inquietanti, tensioni, conflitti, orrori quotidiani, che quotidianamente escludiamo più o meno consapevoli dal nostro campo visivo e dalla nostra coscienza per non 'macchiarci' la giornata, per non guastare la nostra apparente serenità. Eppure basterebbe mantenere il proprio occhio minimamente vigile per cogliere la macchia, per penetrare il segreto: Galfione ci mette in guardia e dà una mano ai nostri occhi insonnoliti, rende la macchia visibile, la fa affiorare sui volti e sui corpi dei suoi personaggi, disegni per tappezzerie come tatuaggi, ma più potenti e più preoccupanti poiché non penetrano la 'pelle' dei suoi soggetti dall'esterno, ma emergono dal loro interno, rappresentano qualcosa che fa parte di loro, anche se si rifiutano di vederlo o – vedendolo – si rifiutano di riconoscere in esso un segnale allarmante. Nessuno di loro si rende veramente conto della pericolosità dei motivi illustrati della carta da parati, dei disegni decorativi dei tessuti in rilievo, che diventano la loro nuova pelle. Alcuni abbassano uno sguardo socchiuso, quasi infastiditi dall'occhio altrui curioso di scoprire il loro segreto: una ragazza dalla pelle tappezzata di decorazioni floreali (Everything That Happens Will Happen Today) tiene bassi i suoi occhi inespressivi, mentre le altre due scrutano interessate il suo vestito: sotto un tessuto frivolo, duplicabile e vendibile a chiunque, così come le scarpe e le acconciature, che accomunano le tre ragazze, emblemi di una dilagante massificazione estetica, affiora disturbante la tappezzeria, da cui gli sguardi di tutte si tengono ben lontani. Altri, come Sabrina, quasi chiudono del tutto i loro occhi, forse preoccupati di confinare dietro le palpebre i loro lati oscuri e le loro fantasie, che già emergono – eleganti inquietanti eczemi – sulla superficie del loro volto. Oppure rivolgono lo sguardo verso il fuori-campo, come la donna dei Neighbors Affairs, che forse spia o forse si sente spiata, persa tra le superfici e i mondi, intrappolata in piani sovrapposti insieme allo sguardo di chi la osserva, che passa da lei alla figura del motivo decorativo evidenziata al suo fianco, senza riuscire a capire quale dei due livelli di realtà è quello autentico. Uno sguardo che si fa più consapevole e riflessivo in Happy Birthday, segno forse di un risveglio di coscienza o semplicemente di un sospetto troppo forte per poter essere archiviato al di là di due palpebre chiuse, o sostituito da un banale oggetto a cui aggrapparsi; e così gli occhi provano a guardare oltre, oltre le superfici e al di fuori di esse, per spiegarsi quei fiori e quelle foglie da cui la pelle del volto si sente avvampare. Sguardi sintomatici di una presa di coscienza sofferta, come quelli di The ladies don't mind, i cui protagonisti, segnati dai disegni in rilievo, reagiscono diversamente alla loro affiorante colpa, rassegnandosi nel buio di due occhi chiusi su un volto contratto o esprimendo preoccupazione venata di rabbia per una verità che insieme emerge e sfugge, arrotolata intorno alle ambivalenze dei piani, dei vestiti e dei generi. Anche chi sembra aver capito, anche la donna affusolata con la pelle del volto, del collo e del braccio segnata dai disegni affioranti della tappezzeria (Old school), i cui occhi guardano direttamente quelli di chi la osserva, si ostina a negare la reale entità di quel marchio: uno sguardo severo, in cui si mescolano malinconia e sfida, guarda sapendo che il suo segreto è stato smascherato, ma in fondo non le importa, perché magari chi la sta guardando ha segreti anche più grandi dei suoi.
Galfione dà concretezza a queste suggestioni conferendo ai suoi lavori un'eleganza e un rigore compositivo attraverso cui lascia abilmente filtrare il loro drammatico significato; la cura dei volti, dei corpi, degli abiti e delle acconciature (che riecheggiano gli statuti formali dei ritratti rinascimentali, forse ormai tramutati anch'essi in emblemi di un'immagine massificata – dal Federico di Montefeltro di Piero della Francesca alle odierne foto-tessere e foto segnaletiche), combinate alle composizioni floreali e ornamentali delle tappezzerie, delineano quadri compositi regolati dall'attenzione e dalla riflessione dell'artista per la storia del design. Così come il campo delle sue opere ha diversi livelli e profondità, anche gli spunti di riflessione da esse originati possono collocarsi su piani differenti, dai piccoli segreti ai grandi orrori che si nascondono dietro la porta accanto, dalla massificazione estetica dell'immagine a quella dell'arte. Se le opere traumatiche dei corpi mutati dalla chirurgia plastica richiamavano le pagine de La mostra delle atrocità di James G. Ballard (col sottofondo torinese dei Subsonica – corpo perfetto, corpo immortale, il corpo è la frontiera che si può violare) i lavori recenti di Galfione, insieme alle serie dei Neighbors Affairs, potrebbero tranquillamente ritrarre i protagonisti «agitati dal consueto immalinconire delle vite private che regola gli universi domestici» e sistematicamente immersi in mondi che si sfaldano per l'aprirsi di falle da cui fluiscono oscure e insospettate verità, nei romanzi del più allucinato scrittore della fantascienza americana, Philip K. Dick. A proposito della sua opera scrive il romanziere e critico Gabriele Frasca: «Vi sono realtà che esistono dietro realtà che non esistono; il che vuol dire, in definitiva, che la realtà che esiste in trasparenza, impercepita se non viene fatta altrimenti riaffiorare, dona statuto di esistenza anche alle realtà, superficiali e appariscenti, che di volta in volta scopriamo non esistere». Le opere di Carlo Galfione sanno far affiorare quelle realtà, facendo scivolare nello sguardo di chi le osserva la consapevolezza di come dietro a una superficie innocua e tranquillizzante possa nascondersi un segreto scandaloso o un orrore profondo.
Mattia Lenzi

[28/02/2010]

Icona file Invito alla Mostra (Formato PDF, 663 KB)



Ultima modifica pagina: 28/02/10 16:32 - Autore: mpr

 

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